Studenti

Uscita didattica a Brescia

Il 13 aprile le classi quinte si sono recate a Brescia al museo di Santa Giulia per visitare i resti delle case romane ritrovate sotto l’ortaglia del convento delle suore. I resti sono per questo stati chiamati: “Le domus dell’Ortaglia”.
Il percorso nell’area archeologica ha visto un approfondimento sulla struttura della casa romana mediante l’osservazione delle domus dell’Ortaglia. Le testimonianze delle ricche dimore sono diventate motivo per analizzare le tematiche relative alle abitazioni in antica età romana. Il recupero e le ipotesi ricostruttive degli edifici hanno permesso di conoscere le tecniche edilizie, i sistemi di riscaldamento, gli apparati decorativi e le destinazioni d’uso degli ambienti.

 

Una giornata in biblioteca

16 febbraio 2011

Cara Mara,

l’esperienza è stata interessante e ci ha fatto amare ancora di più la biblioteca. Abbiamo scoperto le fasi di produzione di un libro attraverso un puzzle e nuove parole. “EX LIBRIS” è stato per noi una novità e ci ha incuriosito molto. Inoltre l’attività è stata anche divertente: come una caccia al tesoro fatta di indovinelli e di indizi dove alla fine scopri qualcosa.“EDITORE” era la parola finale del nostro percorso. È stato bello lavorare/giocare insieme, ognuno aveva un compito preciso ma nel gruppo abbiamo cercato di collaborare il meglio possibile. Noi siamo sempre un po’ “caotici” ma non ci manca la voglia di leggere. Pensate che qualcuno è un “mangione” di grossi volumi; più il libro è grosso più è soddisfatto e più aumenta la voglia di leggere.

Con affetto!

V^B

 

17 febbraio 2011

Cara Mara,

oggi è stata una giornata un po’ diversa, divertente ma anche istruttiva. Abbiamo imparato vocaboli nuovi, come si produce un libro e conosciuto meglio i diversi generi letterari. Abbiamo anche scoperto quante persone, con il loro specifico profilo, lavorano per la composizione di un libro: è stato davvero interessante! Lavorare in gruppo è sempre molto piacevole, anche giocare insieme è stato bello. Il memory ci ha messo, davvero, in difficoltà ma alla fine ce l’abbiamo fatta!! Girare per la biblioteca è stato come sentirsi liberi di “navigare” in modo fantastico e ricco di argomenti da scoprire. A molti di noi piace leggere, speriamo che questa esperienza abbia contagiato anche chi è più pigro e si annoia.

Un grazie di cuore dalla V^A!

 

23 marzo 2011 

È stata una mattinata molto bella in cui ci è sembrato di vivere dentro una “fantastica avventura” alla scoperta del mondo dell’ editoria e delle caratteristiche dei libri. Il laboratorio ci ha permesso, da un lato, di apprezzare il piacere di collaborare con i compagni, dall’altro lato, è stata l’occasione, e non solo per chi ama leggere, di scoprire ciò che si nasconde dietro ad un libro e di cogliere come la biblioteca può essere un luogo in cui fare nuove scoperte, o vivere esperienze divertenti. Qualcuno di noi, che fa fatica a leggere e vive questa attività come un obbligo, si è accorto che esiste un universo di libri e che tra questi c’è anche quello che gli può piacere. È nata in noi, via via, che le attività indicate dalle lettere procedevano, la curiosità di scoprire nuove informazioni, risolvere enigmi/giochi, capire e cogliere nuovi dettagli. Ci è sembrato facile seguire la mappa e insieme procedere verso la lettera successiva. Ci piacerebbe ripetere l’esperienza e pensiamo che sia un’ opportunità da non perdere!

GRAZIE !

5^C

Matisse: la seduzione di Michelangelo

Gli Alunni delle classi quinte, durante l’uscita didattica a Brescia, hanno visitato anche la mostra: “Matisse: la seduzione di Michelangelo”.

Durante la visita si sono avvicinati alle opere esposte seguendo un percorso, per loro appositamente ideato, che si è snodato tra le sale espositive.
La visita alla mostra è diventata così un piacevole momento formativo, ricco di stimoli, in cui divenire protagonisti del processo di apprendimento.

 

 

La cucina lombarda

La cucina lombarda

Parlare di una gastronomia lombarda è molto difficile ma se vogliamo trovare un minimo comun denominatore gastronomico, appare chiaro che quella Lombarda è cucina di lardo e di burro (come quasi ovunque sopra la linea dell'Appennino), in cui prevalgono le tecniche di lunga cottura, come la lessatura e la stufatura, in cui la pasta è arrivata solo recentemente ad avere diffusione di massa e a usurpare in qualche modo il ruolo storicamente acquisito dal riso e dalle polente. E' dunque cucina di brodi, di pucie, cioè di sughi, e di zuppe: cucina di cucchiaio, più che di forchetta.
E' una cucina dove si possono gustare piatti della tradizione padana o alpina, (il risotto alla pitocca e quello alla certosina, il vitel toné, i tortelli di zucca, i casonsei bergamaschi ecc.) oppure i formaggi (le bresaole, il gorgonzola, il grana e la maggior parte dei formaggi tipici, la mostarda cremonese, le cipolline sott'aceto e il pan de mej). Un antipasto di nervetti o un bel piatto di polenta concia o uncia alla maniera tradizionale, dei pescetti di lago carpionati, una sostanziosa minestra d'orzo o dei fagioli con l'occhio e cotiche.

La cucina lombarda è una delle più famose al mondo. Quando si pensa ai piatti italiani subito dopo la pizza e la pasta al sugo senza dubbio viene la famosa cotoletta alla milanese, che per esempio in Sud America è chiamata direttamente milanesa.
Il gusto è senza dubbio assicurato, come peraltro anche le calorie. Abbondante è infatti l’ uso di burro, praticamente onnipresente, e grassi di origine animale, spesso saturi.
Per cui meglio non eccedere: va bene concedersi uno sfizio ogni tanto ma mangiare una cotoletta alla milanese, quindi fritta, ogni giorno, non fa certo bene alla salute, anzi rischia di sovraccaricare il fegato.
I piatti proposti sono estremamente vari e vanno dalla zuppe ai minestroni, dai primi importanti alle carni: in umido e bollite.
La presenza del Po porta nella cucina, soprattutto del Pavese, piatti a base di pesce: ripieni o passati in padella.

DIVERSE CUCINE

Bergamo
La cucina bergamasca è caratterizzata da piatti vigorosi, ricchi, nei quali prevalgono grassi animali, come strutto, burro e lardo. Fra i piatti più tipici: polenta e uccelli, casonsei (pasta ripiena), polenta taragna, cuore di vitello alla bergamasca.

Brescia
La vicinanza dal lago di Garda contribuisce ad arricchire la tradizione bresciana di prodotti alimentari e di piatti non solo montani. Fra i piatti più caratteristici vanno ricordati: riso alla pitocca, detto anche minestra sporca, brofadei, gnocarei e mariconde (altri tipi di minestre), polenta pasticciata, polenta e uccelli, frittata di rane, anguilla ai ferri, oca ai ferri, verzata.

 

Como
La cucina comasca è in gran prevalenza ispirata al lago: agoni in carpione, risotto con filetti di pesce persico, tinca in zucca, anguilla alla pescatore, pesce in gelatina, alborelle fritte, tinca e piselli. Non mancano però piatti di origine montanara (polenta e uccelli) e qualche specialità locale di campagna .

Milano
I piatti tipici della città sono: il risotto con lo zafferano, il minestrone, la cotoletta e la cassoeula e, tipico dolce natalizio, il panettone. E' possibile inoltre gustare, in ristoranti di fama consolidata, le specialità di tutte le regioni italiane. Più recente è invece la diffusione delle cucine internazionali: negli ultimi quindici anni hanno aperto numerosi ristoranti cinesi, seguiti più recentemente da ristoranti giapponesi, arabi, africani e sudamericani.

 

Pavia
La città di Pavia ha tradizioni gastronomiche miste, con influenze piemontesi, emiliane e milanesi. Notevoli e caratteristici l'impiego di rane e la varietà di preparazioni di riso. Piatti tradizionali sono la zuppa alla pavese (con uova e crostini), il risotto alla certosina (ai gamberi), anguilla alla borghigiana, lumache alla castellana (con aglio, olio e prezzemolo), guazzetto di rane (in intingolo).

Le pietanze più caratteristiche sono sicuramente quelle della Valtellina e quelle dell’Oltrepò pavese, ma anche l’opulenta e frenetica Milano non disdegna di accreditarsi con antiche ricette ormai apprezzate in tutto il mondo.

Burro, formaggi e dolci sono le portate più caratterizzanti, ma è sterminato anche l’elenco delle pietanze principali.

ANTIPASTI, PRIMI E SECONDI PIATTI, DOLCI

GLI ANTIPASTI

La Filascetta è l’antipasto lombardo per eccellenza. Proviene dalla regione dei laghi ed è una ricetta frugale ma saporitissima a base di pasta di pane, cipolle rosse e formaggio con aggiunta di zucchero.

Altra portata pre pasto è costituita dalla bresaola, in particolare nella zona della Valtellina.

Sempre dalla zona dei laghi, proviene il patè di cavedano, pesce d’acqua dolce, dalle carni grasse. Ben più pesante ma gustosissima, la Savoiarda, a base di vitello o maiale, cucinata con acciughe e cetrioli ed altri prodotti dell’orto.

Molto più eccentrico la Sciatt, frittelle lavorata con formaggio, birra, acqua minerale e farina

I PRIMI PIATTI

Il Risotto alla milanese, il cui ingrediente principale, oltre al riso, è lo zafferano merita un cenno considerando la tipicità della ricetta ormai nota in tutta il mondo.

Un'altra variante del riso è la ricetta di riso e lacc, riso cotto con il latte ed insaporito con la zucca.

Per i palati più raffinati vale la pena assaporare i tortelli di zucca alla mantovana farciti anche di amaretti di Saronno e salsa di mele.

La Valtellina è la regione geografica che vanta la più ricca tradizione culinaria della Lombardia.

Quanto a primi piatti si segnalano la polenta alla valtellinese con grana e burro, i pizzoccheri della Valtellina insaporiti con il condimento a base di patate, fontina spinaci e verza, e la supa de can, una minestra con pane raffermo a base di uova..

Tipicamente bergamaschi i casonsei, ricavati da una pastella fatta di uva, amaretti di Saronno, uova e formaggio grattugiato. Un gusto agro dolce e molto particolare.

E per concludere la lista dei primi piatti vale la pena provare la Schisòla, minestra a base di farina e taleggio.

I SECONDI PIATTI

Sono almeno una trentina i secondi tipici della Lombardia. Ogni provincia può vantare almeno tre o quattro ricette tramandate dalla tradizione culinaria.

Le più caratteristiche sono sicuramente la Casoeula, misto di carne di maiale, salsiccia e cotenna insaporito con un sugo alla verza e rosolato al forno.

Tipico delle prealpi lombarde, invece, il Codeghì con la polenta, mentre la città di Mantova propone il baccalà alla mantovana.

Citazione d’obbligo per la cotoletta alla milanese, ormai piatto internazionale, più ricercato invece, il fegato alla Lodigiana, con semi di finocchio e prosciutto crudo, cotto dopo averlo avvolto in una reticella di budella di vitello.

La busecca altro non è che la trippa, cucinata con aggiunta di salvia, e per rimanere su portate non certo dietetiche vale la pena ricordare l’ossobuco alla milanese.

I DOLCI

Tralasciando l’arcinoto panettone milanese, dalla città di Erba la proposta pasticciera è costituita dal Masigott, una sorta di plum cake con uva sultanina, scorza d’arancia candita, uova fecola di patata e farina, ricoperta di finissimo zucchero a velo. La sua ricetta tradizionale si perde nella notte dei tempi, ma ad Erba c’è ancora chi la prepara secondo i criteri originari.

Il Panadél valtellinese è una sorta di budino a base di uova e farina con aggiunta di mele tritate. A base di frutta candita direttamente dal bergamasco, la Turta del Donizet, mentre nel Lodigiano vale la pena assaporare la Tortionata, torta con mandorle e scorza di limone.

 

Davide e Manuel V A

La casseoula

La cassoeula è un piatto tradizionale lombardo. Anche detta casoeula, cassouela, casoela, cassuola o cazzuola (diminutivo di cazza, tegame), deve il suo nome alla casseruola dentro la quale viene preparata.
Un altro nome della cassoeula è bottaggio, da botte o più probabilmente dal francese 'potage' (minestra), da pot (pignatta), analoghi ai termini 'olla' (spagnolo di pignatta, da cui olla podrida) e 'potée' (in francese pentola, da cui potée bourguignonne, lorraine ecc.) indicanti preparazioni simili.
Il piatto così come viene preparato attualmente nasce all'inizio del XX secolo ma le sue varianti più antiche sono di origine incerta e controversa. Due sono le ipotesi più accreditate.
La prima lega la cassoeula alla ritualità del culto popolare di Sant'Antonio abate, festeggiato il 17 gennaio, data che segnava la fine del periodo delle macellazioni dei maiali. I tagli di carne utilizzati per la cassoeula erano quelli più economici e avevano lo scopo di insaporire la verza, elemento invernale basilare della cucina contadina lombarda nei secoli scorsi.
La seconda ipotizza invece che il piatto originario, di origine barocca, prevedesse l'utilizzo di diversi tipi di carne e vi sia stata una successiva semplificazione e riduzione di ingredienti. È anche ritenuto plausibile che i due piatti, versione "povera" e versione "ricca", avessero origine diversa e nel tempo vi sia stata una sorta di convergenza che ha portato al piatto come è attualmente conosciuto.

La cassoeula è un piatto piuttosto elaborato e molto calorico, che si presenta in molte varianti. Gli ingredienti di base sono le verze, che per tradizione devono aver subito la prima gelata invernale, che le intenerisce e ne accorcia i tempi di cottura, e le parti povere del maiale: piedini, cotenne, costine, testa, verzini (salamini).
Come ogni ricetta tradizionale che si rispetti, ogni zona della Lombardia lombarda ha la sua variante: in provincia di Como tradizionalmente non si mettono i piedini ma si usa la testa del maiale, nel pavese si usano solo le costine, nella zona ad ovest di Milano dalla Lomellina al Varesotto si chiama ragò e si prepara con la carne d'oca.

Ingredienti per 6 persone:

1.500 g. verze
800 g. costine di maiale
250 g. cotenne di maiale pulite, raschiate e lavate
1-2 verzini a persona (ovvero salamini da verza in mancanza o ancora meglio in aggiunta 300 g. luganega o salsiccia)
2 piedini di maiale puliti, raschiati e lavati
1 orecchia di maiale pulita, raschiata e lavata
musetto e codino di maiale (facoltativi)
200 g. carote
200 g. sedano
100 g. cipolla
50 g. di burro
un bicchiere vino bianco secco (facoltativo)
brodo di carne
pepe (facoltativo)

Preparazione: Far bollire per circa un'ora, in una pentola con acqua bollente, i piedini di maiale tagliati a metà, le cotenne e le orecchie. Questa operazione serve per sgrassare parzialmente il maiale, rendendo più leggero e digeribile il piatto finale.
In un casseruola grande, a fuoco lento, mettere il burro e soffriggere la cipolla affettata. Aggiungere le costine di maiale, le orecchie e le cotenne tagliate a piccole strisce. Far rosolare per qualche minuto, quindi aggiungere sedano e carote, versare il vino bianco e farlo sfumare. Aggiungere un mestolo di brodo, mettere il sale (volendo il pepe) e rimescolare il tutto. Mettere il coperchio e lasciare sul fuoco molto basso per almeno un'ora controllando che non si attacchi al fondo, eventualmente aggiungendo altro brodo. Nel frattempo pulire la verza, tagliarla a pezzetti e cuocerla a fuoco basso in una pentola coperta con pochissima acqua finche non appassisce (5-10 minuti). Metterla quindi nella casseruola delle carni insieme alla luganega tagliata a pezzi ed ai verzini interi. Mettere il coperchio e far cuocere a fuoco moderato per altri 30 o 45 minuti controllando che non si attacchi al fondo. Provvedere ogni tanto a rimuovere la schiuma in superficie.
La cassoeula si può mangiare da sola oppure con la polenta.

Hamza e Samuele V A

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